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Stregoneria e sottomissione della donna in età moderna.

I processi per stregoneria hanno prodotto nei secoli diverse migliaia di morti, principalmente donne, che vennero giustiziate per stregoneria, tra il XVI e il XIX secolo.
L’apice dei processi per stregoneria si ebbe nel XVII secolo, quando, secondo lo storico Edward Bever (ma non solo lui), nel saggio Witchcraft, Female Aggression, and Power in the Early Modern Community, pubblicato sulla rivista Journal of Social History, Vol. 35, No. 4 (Summer, 2002), pp. 955-98, vennero bruciate vive diverse decine di migliaia di donne.

L’ultimo processo ufficiale per stregoneria, in Europa, si tenne nel regno unito, più precisamente in Essex, nel villagio di Sible Hedingham, nel 1863.

Secondo la teoria di Baver, teoria poi modulata da numerosi altri storici, sociologi e antropologi, i processi per stregoneria in età moderna, furono utilizzati principalmente per reprimere le istanze di emancipazione femminile ed imporre un modello di società maschile in cui, ogni “stranezza”, “particolarità”, incluse quelle che oggi definiremmo come manifestazione di individualismo e volontà, da parte delle donne, insomma, tutto ciò che usciva “dall’ordinario e non rientrasse a pieno nella cultura dominante maschile in cui la donna è succube e sottomessa all’uomo/marito.

In quel mondo “moderno” tra il XV ed il XIX secolo, ciò che non apparteneva al modello standardizzato e “universalmente” accettato di dominazione maschile, veniva punito prima in privato e poi, in extremis, con l’accusa di stregoneria, qualora vi fosse una perpetuante resistenza da parte della donna.

Questa interpretazione, oggi tra le più accreditate, prende le basi dagli innumerevoli documenti dei tribunali che al tempo si occuparono di processare e condannare streghe, demoni e vampiri, e, proprio sulla base di questi documenti, è emerso che, la maggior parte delle denunce/accuse di stregoneria, avvenne ad opera di familiari o di amanti respinti e, solo in misura, le denunce arrivarono anche da uomini o donne totalmente esterne al contesto familiare/relazionale, la maggior parte dei quali però, erano impegnati in querelle di carattere economico, con gli accusati.

Per dirla molto semplicemente, amanti gelosi, amanti respinti, e protagonisti di dispute sui terreni, erano soliti ricorrere all’accusa di stregoneria, così da liquidare i propri rivali/avversari in amore, o semplicemente i propri ambiziosi vicini sulla cui terra avevano messo gli occhi.

I processi per stregoneria ebbero anche importanti risvolti politici e spesso furono utilizzati da ambiziosi politicanti, per acquisire potere e influenza, soprattutto nel’america del XVIII secolo (ma non solo).

I processi alle streghe di Salem

Tra gli esempi certamente più eclatanti, noti e significativi, come non citare i processi alle streghe di Salem, del 1692, che coinvolse più di 200 imputati accusati di stregoneria o comunque di avere un qualche legame con l’occulto, gli imputati erano principalmente donne e al termine del processo, circa 150 sospettati furono imprigionati con l’accusa di stregoneria e 19 vennero impiccati, mentre un uomo venne condannato a morte per “schiacciato”, per essersi rifiutato di testimoniare contro la propria compagna accusata di stregoneria dalla cognata.

In termini prettamente statistici, i processi alle streghe di Salem, sono uno dei più grandi processi della storia per numero di persone coinvolte in proporzione alla popolazione della regione che, nel 1692, nell’area del New England, contava circa 100 000 abitanti.

Fonte

E.Bever, Witchcraft, Female Aggression, and Power in the Early Modern Community, Journal of Social History, Volume 35, Issue 4, Summer 2002, Pages 955–988, https://doi.org/10.1353/jsh.2002.0042, 01 July 2002

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