USA & URSS | nemici amici

La verità sull’alleanza “innaturale” tra USA e URSS, contro il Terzo Reich

USA e URSS, protagonisti della guerra fredda, nemici giurati fin dalla nascita dell’Unione Sovietica, i due esponenti di due visioni del mondo opposte, alternative e totalmente incompatibile, e pure, negli anni 40, durante la seconda guerra mondiale, USA e URSS, misero da parte le proprie divergenze per combattere un nemico comune, il Terzo Reich.

Ma perché questa innaturale alleanza?

Col senno di poi, sappiamo che i crimini del nazifascismo furono tra i più abominevoli ed efferati di cui la storia abbia memoria, ma all’epoca dell’alleanza, non si sapeva dei campi di sterminio, e la ghettizzazione di alcune minoranze esisteva, sia negli USA che nell’URSS, eppure, ci fu qualcosa che spinse Roosvelet, Churchill e Stalin e mettere insieme le proprie forze e coordinare le proprie azioni, nella guerra contro l’asse.

Ma di cosa si tratta?

La risposta, amico mio, non soffia nel vento, ma è ben nota alla storia e potrai scoprirla guardando questo video, oppure, in questo articolo, in cui dirò le stesse cose che dirò in video.

USA & URSS, nemici amici.

Cominciamo col dire che la rivalità eterna, tra USA e URSS era figlia dell’incompatibilità tra le due diverse interpretazioni del mondo, dai due diversi sistemi di organizzazione dello stato e della società, e delle due diverse chiavi interpretative dell’individuo nella società

Nel mondo statunitense, nella società capitalistica borghese, l’individuo è posto al centro della società e tutto ciò che riesce ad ottenere nella propria vita è percepito (semplificando molto) come un suo successo individuale o come una sua responsabilità, diversamente, nel mondo sovietico, l’individuo è inserito all’interno di una collettività più ampia, formata da molti individui, le cui esistenze sono in qualche modo correlate, ed è compito dello stato, fornire a tutti gli individui un eguale insieme di servizi essenziali. Servizi che, in misura ridotta, lo stato fornisce anche nel mondo capitalistico borghese, ma che, in quel sistema mondo, sono affiancati di servizi e strutture private, inesistenti nel mondo sovietico, che, fondate e alimentate da capitali privati, si collocano su un livello più elevato, e non sono accessibili a chiunque, ma solo a chi è in possesso di determinati prerequisiti economici.

Queste due diverse organizzazioni della società però, presentano un principio di fondo comune, il principio per cui tutti gli uomini (maschile generico universale) sono uguali e dotati di diritti inalienabili e che, sono scollegati da ogni qualsivoglia sistema di predeterminazione sociale, imposta alla nascita, diversamente da quanto accadeva invece nell’antico sistema “feudale“, nell’ancien regime, in strutture aristocratiche, statiche e stantia, in cui il dinamismo sociale era inesistente e la vita degli uomini era predeterminata dalle condizioni sociali della propria nascita.

In quel sistema universale, precedente l’avvento delle teorie e idee illuministiche, chi nasceva da una famiglia di contadini, viveva in miseria e moriva da contadino, chi nasceva da principe, viveva nel lusso e moriva da principe, chi nasceva da una famiglia borghese, di mercanti, moriva da mercante e anche quando, per qualche motivo fosse riuscito ad ottenere ricchezze superiori a quelle degli imperiali del proprio tempo, non sarebbe mai entrato nella cerchia ristretta delle elite, in quel mondo chiuso in cui era possibile accedere soltanto per diritto di nascita.

La guerra di indipendenza americana, nella seconda metà del XVIII secolo, la successiva rivoluzione francese e poi l’età napoleonica, mettono in discussione quell’antico sistema di valori. Con la rivoluzione americana, nasce la prima nazione totalmente libera dalle antiche aristocrazie, nasce la prima nazione borghese della storia, la cui esistenza, in modo più o meno diretto, avrebbe rafforzato in europa il pensiero illuminista alimentando la rivoluzione francese, e formando, in età napoleonica, una nuova leadership europea, aliena alle antiche famiglie aristocratiche. Poi, come sappiamo il congresso di Vienna riportò l’antico ordine precostituito in europa, e riportò le antiche famiglie sui troni d’europa, ma qualcosa si era rotto, e l’esistenza di una nazione borghese, dall’altra parte dell’Atlantico, rappresentava una minaccia costante, che aleggiava sull’Europa e l’antico regime.

Tra napoleone e il 1848, come sappiamo, diverse ondate rivoluzionarie attraversarono l’europa, se pur, nella maggior parte dei casi, senza successo. Il fallimento dei moti del 20/21 e del 30/31 fu l’effetto di una rivoluzione parziale, che, a differenza della rivoluzione francese del 1792, non vide una grossa partecipazione delle masse popolari, di fatto i moti rivoluzionari della prima metà del XIX secolo furono soprattutto moti borghesi, furono rivoluzioni borghesi, per citare Hobsbawm, e fu proprio in quel contesto che si iniziò a prestare attenzione al peso e al ruolo delle masse popolari nella storia.

Negli anni cinquanta del secolo successivo si inizia a parlare di irruzione delle masse popolari della storia, un irruzione teorica in realtà, che non è mai avvenuta, di fatto le masse popolari, avrebbero osservato alcuni osservatori proprio in quegli anni, sono presenti da sempre nella storia ed il loro coinvolgimento nei grandi eventi del passato, è stato determinante.

Ad ogni modo, la presa di coscienza del peso e della forza enorme delle masse popolari nella storia e nelle società, si condensa nel pensiero di Friedrich Engels e Karl Marx, e in quello che sarebbe diventato il manifesto del partito comunista, un partito politico fondato sul principio dell’universalità umana, sull’uguaglianza dei diritti per tutti gli uomini e sul fatto che le distinzioni economiche e sociali sono un artificio costruito per tutelare il privilegio dei pochi sui molti. Esattamente gli stessi principi che, poco più di mezzo secolo prima avevano ispirato la rivoluzione francese, e prima ancora quella americana.

La società borghese capitalistica americana e la società sovietica del comunismo reale, sono figlie dello stesso mondo, Karl Marx e Samuel Adams, almeno virtualmente, combattono la stessa battaglia e difendono gli stessi ideali, se bene poi divergano nell’applicazione di quegli ideali ed è in quella divergenza che si sarebbe successivamente forma la rivalità tra USA e URSS, ma, per quanto rivali, le due realtà storiche e politiche, condividono una radice ed un atavico nemico comune, l’aristocrazia tradizionale, la cui esistenza implica l’accettazione di strutture sociali predeterminate alla nascita, un immobilismo sociale che non si confà ne con l’individualismo americano, ne con il collettivismo sovietico.

Quando sul finire degli anni 30 e l’inizio degli anni 40 del novecento, inizia la seconda guerra mondiale, Stati Uniti e in maniera ancora maggiore, l’Unione Sovietica, individuano nel nazifascismo, l’antico nemico comune ad entrambi i sistemi di valori, il Nazismo era percepito da USA e URSS come lo spettro di quel mondo antico in cui le gerarchie sociali erano statiche e determinate alla nascita, ed è questa la principale minaccia che le due realtà, figlie dell’illuminismo, vedono nel terzo reich. Non nei campi di internamento, presenti anche in URSS e negli USA, non nei ghetti per minoranze, presenti anche in URSS e USA, non nei campi di sterminio, di cui all’epoca non si sapeva nulla, ma nel fatto che attraverso i propri valori, il terzo riech stava ricostruendo quel mondo ormai obsoleto, di matrice quasi feudale, in cui il sangue è determinante nel definire il ruolo degli individui nel mondo e nella società.

Il terzo Reich viene percepito, sia da USA che da URSS, come un tentativo di riaffermazione dell’aristocrazia tradizionale e non è un caso se ciò che rimaneva delle antiche “nobili” famiglie, in Germania furono vicine al reich, ed in italia sostennero il fascismo, e nel caso specifico dell’italia, questo elemento diventa particolarmente evidente se si guarda all’esito del referendum del 2 giugno 1946, quando l’italia e gli italiani furono chiamato a scegliere tra Monarchia e Repubblica.

L’innaturale alleanza tra USA e URSS durante la seconda guerra mondiale, alla luce di questa “radice comune” appare chiara, evidente, e non vi è alcun dubbio sulla sua natura tutt’altro che innaturale.

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