Bella Ciao è una canzone di Destra

Il titolo di questo post è una provocazione ovviamente, però pensateci, fate finta, per un attimo, di dimenticare o di ignorare tutto quello che sapete o credete di sapere sui partigiani e sulla resistenza, ovvero l’ambiente in cui è nata questa canzone. Estrapolata dal contesto storico in cui è stata concepita, quel che rimane è una canzone che parla di unità nazionale, un brano che racconta un concetto di patria, una patria che qualcuno ha tradito, consegnando la patria ad un invasore straniero, è una canzone che racconta un popolo unico, unito e unitario, mobilitato contro quell’invasore straniero.

Questa canzone è l’emblema del nazionalismo, concetto che nella storia recente appartiene più ai movimenti di destra che a quelli di sinistra (tradizionalmente di visione più internazionalista).

Bella Ciao in realtà non è una canzone di destra, ne una canzone di sinistra, è semplicemente un canto popolare, che parla al popolo di un popolo che si trova a confrontarsi con il fascismo reale.

Questo brano racconta un concetto di patria e di antifascismo e nel farlo, ci ricorda qualcosa qualcosa di semplice, qualcosa che un tempo sapevamo e che abbiamo dimenticato, ovvero che Patria e Antifascismo, non sono concetti di destra o di sinistra, ed è per questo che nel tempo, Bella Ciao è diventata un fenomeno Globale.

Fine della premessa, ora parliamo della canzone e della sua vera genitrice, la guerra italica del 1943-1945.

Tra il 1943 ed il 1945 l’Italia, come è noto, fu attraversata da un grande conflitto interno, che intrecciava insieme le tre componenti della guerra sociale, della guerra civile e della guerra di resistenza o liberazione, questa divisione tripartitica del conflitto, è stata formulata per la prima volta da Claudio Pavone, lo storico italiano che ha introdotto il concetto di guerra civile applicato al conflitto italico interno alla seconda guerra mondiale, e in quel conflitto, coesistevano diverse energie.

Vie erano due forze straniere in gioco, nell’Italia settentrionale gli ex alleati tedeschi che, non rispettando l’armistizio italiano, passarono dall’essere una forza alleata ed amica ad una forza ostile, vi erano poi, nell’Italia meridionale, gli ex nemici angloamericani, vincitori del conflitto e ai quali il legittimo governo italico e il capo dello stato, il re, si erano arresi.
Nel mezzo, vi erano simpatizzanti dell’una o dell’altra potenza straniera, mobilitati in diverse configurazioni. Vi erano due italie, una monarchica nel meridione ed una finta repubblica controllata dal terzo Reich nella parte settentrionale del paese, che prendeva il nome di Repubblica Sociale Italiana, vi era poi da un lato una parte dell’alta borghesia italica, in debito e fedele al Fascismo, che scelse di schierarsi con RSI e vi era una parte dell’alta borghesia italica che vedeva nell’alleanza con gli USA, nuovi orizzonti commerciali ed una potenziali interessi economici, vi era una classe popolare, operaia e contadina, che vedeva nell’unione sovietica un futuro radioso, migliore della realtà popolare conosciuta durante il ventennio fascista, ma anche una folta schiera di operai e contadini che grazie al fascismo non avevano sofferto la fame ed avevano avuto, per così dire e ai quali, in fondo, delle limitate libertà politiche e civili del regime, non importava molto, in fondo loro erano bianchi e cattolici, e non gli serviva altro.
Vi era poi il grande gigante dormiente, degli italiani a cui non importava nulla di tutto ciò, quell’enorme massa insipida di italiani, pronti a dichiararsi fascisti, comunisti, cattolici, atei e liberali, e se le necessità lo avessero richiesto, si sarebbero dichiarati tali, contemporaneamente.

L’Italia tra il 1943 ed il 1945 è forse il luogo più confuso, caotico e imprevedibile del pianeta, ma anche il paese più rassicurante del mondo, poiché, nonostante la guerra, quel paese era certo che avrebbe seguito i vincitori, o comunque i migliori offerenti, senza fare troppe domande, ma questo è solo un modo edulcorato per descrivere mamma Italia, la grande proletaria, come il paese più opportunista e inaffidabile della storia.

E nella propria sterminata ipocrisia morale, gli italiani che parteciparono attivamente a quella guerra deforme e ambigua, produssero tanti canti popolari, alcuni guardavano a destra, altri guardavano a sinistra, altri ancora guardavano l’orizzonte, e poi, vi è quel capolavoro nazional popolare che avrebbe avuto successo soprattutto dopo la guerra, e che era l’incarnazione perfetta dell’essere italico, mi riferisco a Bella Ciao, una canzone il cui testo, assolutamente meraviglioso, avrebbe potuto competere e probabilmente vincere il festival di Sanremo, perché nelle sue parole andava bene per chiunque.

Che si stesse combattendo un conflitto sociale o una guerra civile, che fosse una guerra di resistenza o liberazione, che il nemico, l’invasore, fosse angloamericano o teutonico, Bella Ciao, andava bene per chiunque.

Poi però è successo che qualcuno quella guerra l’ha vinta, e qualcun altro l’ha persa, ed è anche successo che, una classe politica, si appropriasse indebitamente di quell’opera popolare dalle origini sconosciute.

Noi non sappiamo chi ha scritto il testo di Bella Ciao, sappiamo però che durante la guerra non la cantava nessuno, e non è un caso se all’epoca questa canzone non venisse cantata.

Gli italiani, durante la guerra civile no la cantavano, perché il suo testo era fin troppo criptico, e non era chiaro chi fosse realmente l’invasore.

Non vi è alcun dubbio sul dove sia nata questa canzone, il suo testo è nato nel mondo partigiano, e, chiunque abbia scritto il testo di questo brano, l’ha fatto con in mente una precisa idea di patria e di nazione. Certo, è il 1943, e un intera generazione è nata ed è cresciuta nel mito della patria itlica, una nazione, fiera, forte e orgogliosa, una nazione che era stata tradita e abbandonata dal resto del mondo e che aveva dovuto rialzarsi e farsi da sola, dopo la prima guerra mondiale.

Bella Ciao nasce dalla mente di uomini e donne che non stanno vivendo una guerra civile, il nemico descritto e temuto in questa canzone, non sono altri italiani, non nasce da chi stava vivendo una guerra sociale, non è una canzone che contrappone il popolo all’elite aristocratica o borghese, è invece un canto di resistenza, che racconta un unico popolo, diviso da idee politiche, che si sente morire per un grande tradimento subito, ma che in fondo sa di essere un unico popolo e sa che gli italiani nelle città, nei villaggi, sui monti in appennino, anche se avevano scelto di sposare cause diverse, erano pur sempre italiani, erano in fondo sempre fratelli.

Questa canzone, ha un enorme valore patriottico, nazionale e nazionalista, nata in un momento in cui il paese Italia, era estremamente frammentario e diviso, soprattutto, è una canzone che, raccontando un concetto di patria, non trova molto spazio nella visione internazionalista sovietica, insomma, e questo è molto significativo, perché dona alla canzone un carattere certamente antifascista, ma di un antifascismo ampio e reale, che non aveva un unico e preciso colore. A differenza di altri canti popolari che, durante la guerra civile ebbero maggior successo, Bella Ciao, non era una canzone che strizzava l’occhio al mondo sovietico/comunista.

Passano gli anni, cambiano le stagioni, nell’Italia post bellica nasce e cresce una nuova generazione, la prima generazione libera dal fascismo e non è un caso se, nella seconda metà degli anni sessanta, tra fenomeni di massa e rivoluzioni culturali immerse nel contesto generale della guerra fredda, Bella Ciao esplode e si afferma, inserendosi di prepotenza, nella memoria collettiva di un paese che non aveva ancora fatto e mai avrebbe fatto, i conti col passato.

L’attività politica di una certa classe politica negli anni cinquanta e sessanta, che si è impossessata dei simboli della resistenza e del concetto di antifascismo, hanno tinto di rosso la resistenza, il CLN e dato una connotazione politica ad un canto nazionale e fortemente nazionalista, come Bella Ciao, una canzone che, per le sue parole, oggi dovrebbe trovare il proprio spazio, nei cori di militanti di movimenti Nazionalisti, e pure, quei movimenti, quelle forze, quelle energie che premono con forza sul concetto di nazione, quasi si sentono offesi e ripudiano, un canto che tra le sue parole racconta proprio l’unità nazionale durante una guerra contro un ex amico, traditore, divenuto da un giorno all’altro un invasore straniero.

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