L’uomo nel deserto

Storie e insegnamenti da un mondo arcarico, ormai anacronistico, dai cui errori possiamo imparare ancora molto.

La Bibbia può ancora insegnarci qualcosa? A mio avviso si, se letta in prospettiva storica essa rappresenta un compendio senza tempo, di errori irripetibili e principi morali, da cui avremmo dovuto imparare qualcosa molto tempo fa.

Nella Bibbia, il libro dei numeri, scritto intorno al V secolo a.c., riporta un racconto, ambientato durante l’esodo nel deserto e relativo al violare il sabato, che, per il popolo di dio, era un peccato gravissimo.

“Mentre i figli d’Israele erano nel deserto, trovarono un uomo che raccoglieva legna in giorno di sabato. 33 Quelli che lo avevano trovato a raccoglier legna lo portarono da Mosè, da Aaronne e davanti a tutta la comunità. 34 Lo misero in prigione, perché non era ancora stato stabilito che cosa gli si dovesse fare. 35 Il SIGNORE disse a Mosè: «Quell’uomo deve essere messo a morte; tutta la comunità lo lapiderà fuori del campo». 36 Tutta la comunità lo condusse fuori dal campo e lo lapidò; e quello morì, secondo l’ordine che il SIGNORE aveva dato a Mosè.”

Libro dei Numeri 15.32-36

Precisiamo che non siamo una pagina che si occupa di mitologia, teologia o religione, noi qui parliamo di storia, e allora, contestualizzare storicamente questo episodio, che molti utilizzano per attaccare e criticare la bibbia e che, da un punto di vista prettamente storico, ci dice tantissimo sulla storia di Israele e forse anche sull’attualità.

Come anticipavo, questo racconto presente nel libro dei numeri è stato scritto intorno al V secolo, non sappiamo esattamente quando, ma la stima più accreditata, lo collocherebbe tra VI e V secolo a.c.

Questa collocazione temporalmente è fondamentale per contestualizzare storicamente questi versi.

Nello specifico, è un periodo molto particolare, è il periodo delle conquiste persiane del medio oriente, ricordiamo che nel 539, Ciro II di Persia entra trionfante a Babilonia, è quindi un momento di grande fermento e turbamento per una regione in cui ci sono molti popoli diversi, per lo più popoli in guerra tra loro, inoltre ci troviamo in un epoca in cui, più che in altre, i vincitori erano legittimati ad imporre la propria cultura sui vinti, cancellando in modo più o meno ampio, l’identità dei vinti.

Questo, per popoli non particolarmente avvezzi alla guerra, come ad esempio per il popolo di Israele, è un vero e proprio dramma storico, e rappresenta una minaccia reale alla sopravvivenza stessa di quello o quell’altro popolo e per un popolo non guerriero con una forte impronta identitaria, caratterizzato da una tradizione molto chiusa, oserei dire blindata, in cui non è possibile per lo straniero integrarsi e che non è disposta a scendere a compromessi per adattarsi alla civiltà dello straniero conquistatore, il dramma storico è ancora più grande.

La civiltà israeliana rientra perfettamente in questo caso, nella loro civiltà non c’è spazio e non c’è posto per il diverso, per l’altro e, questa mancanza di spazio, viene legittimata in modo tradizionale, attraverso lo strumento del mito che produce l’inserimento di racconti (come quello del raccoglitore di legna nel deserto) che hanno il compito preciso di attribuire alla volontà divina, l’obbligo di allontanare chiunque non sia loro.

Da un punto di vista prettamente storico, questo episodio è solo uno dei tanti che evidenzia il grande problema del popolo di Israele, ovvero la sua incapacità, totale, di relazionarsi e integrarsi con gli altri e, per molti storici, questa chiusura al mondo è uno dei motivi principali per cui nei secoli, molti popoli, hanno iniziato a non tollerarli particolarmente e nei casi più estremi a perseguitarli, poiché, nel momento in cui “loro” hanno alzato delle barriere e posto un clima di conflitto e intolleranza con gli altri, anche gli altri, hanno risposo alla stessa maniera, alzando altrettanti muri e ponendo un clima di religiosa intolleranza e conflitto e, visto che gli altri erano molti di più e spesso meglio armati, il più delle volte hanno avuto la meglio su di loro, ritornando al passaggio biblico, questi si traduce in un messaggio ormai anacronistico “finché siete in tanti, lapidate chi non rispetta le vostre leggi, quando siete in pochi, fuggite a nascondervi nel deserto“.

Due millenni e mezzo dopo però, come dicevo, questo messaggio è anacronistico, è primitivo, lo stesso popolo di Israele ha avuto modo, nella propria storia, di sperimentare la magia dell’intreccio di civiltà, producendo in quei rari momenti di convivenza pacifica con gli altri, opere meravigliose che hanno gettato le basi per il futuro.

Ed oggi questo messaggio biblico dovrebbe essere letto in una prospettiva storica, arricchito dagli oltre duemila anni che sono trascorsi da quando è stato elaborato in forma scritta, per darci un insegnamento nuovo positivo “dallo scontro con il diverso può nascere solo morte, sofferenza e distrione, per l’uno, l’altro ed entrambi, quindi, finché hai una posizione di vantaggio insegna, quando non puoi insegnare, impara.”

Questa “nuova” elaborazione non è proprio recentissima in realtà, e anzi, ha i suoi anni alle spalle, è un interpretazione che nasce dalla carnificazione del divino, ovvero nel momento in cui il dio ebraico si fa uomo e porta un nuovo messaggio all’umanità intera, abbattendo quindi quel muro etnico ancestrale, scardinando le divergenze e le differenze storiche e culturali, in un epoca e in un mondo, quello romano, che si fondava sul principio di apprendere dagli altri ciò che gli altri avevano di migliore e di più efficiente, è un interpretazione che si evolve e si radica, per molti secoli anche e soprattutto nel mondo islamico, dove, l’amore per la conoscenza ed il sapere, unito alla capacità di imparare dal diverso, hanno portato alla nascita delle grandi biblioteche islamiche, alla cui sommità si erigeva la dimora del sapere, un luogo di conoscenza in cui saggi provenienti da tutto il mondo conosciuto, misero insieme le proprie conoscenze portando la civiltà umana ad un livello superiore, gettando le basi per quelle che sono le moderne conoscenze scientifiche e preservando gran parte del sapere del mondo antico che, in europa, veniva abraso per recuperare pergamena.

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