Il BAN di TikTok, un semplice Redirect 301

il 19 Gennaio 2025 è scaduto l’ultimatum dato dalla corte suprema a ByteDance per la vendita di TikTok, e questo ha portato al “ban” della piattaforma dagli USA, così, al loro risveglio, milioni di utenti statunitensi, provando ad accedere al social cinese si sono ritrovati di fronte questa pagina.

Alcuni hanno provato ad aggirare il Ban di TikTok utilizzando una VPN, ma senza successo, e su internet, reddit e altri social, si trovano numerosi messaggi di utenti che lamentano di non essere riusciti ad accedere, anche con l’ausilio di una VPN. Abbiamo quindi fatti alcuni test. Ci siamo recati su TikTok tramite Opera, senza usare la VPN integrata e come ovvio che sia, dall’Italia nessun problema, abbiamo quindi attivato la VPN sugli Stati Uniti e il social ci ha detto “TikTok is temporarily unavailable. We’re working hard to resolve this issue. Thank you for your patience.” impedendoci la navigazione.

Ok, quindi, il ban c’è, la VPN funziona e quando accediamo dagli USA ci dice che non possiamo. A questo punto abbiamo provato a disattivare la VPN, ipotizzando che avremmo potuto utilizzare normalmente TikTok, ma ciò che ci siamo trovati di fronte era questo.

Come è possibile? Nonostante la VPN disattivata, TikTok continuava a risultare inaccessibile.

Prestando attenzione alla pagina, abbiamo notato che, l’URL di destinazione era il seguente https://www.tiktok.com/us-landing e non https://www.tiktok.com abbiamo quindi cliccato sulla barra degli indirizzi, rimosso “/us-landing” dall’URL e TikTok ha ripreso a funzionare regolarmente.

Come funziona (in questo momento) il ban di TikTok negli USA?

In questo momento, al 19 gennaio 2025, il ban da tiktok dagli USA è un semplice redirect 301, che si attiva quando la piattaforma rileva un IP statunitense, reindirizzando così gli utenti, qualunque sia l’indirizzo di tiktok, sulla pagina https://www.tiktok.com/us-landing.

Se si accede da PC o da Browser quindi, aggirare il ban con una VPN è relativamente semplice, è sufficiente attivare una VPN su una località diversa dagli USA e accedere a TikTok, se per qualche motivo viene mostrata la pagina us landing, è sufficiente cancellarla per poter navigare liberamente sul social.

Per quanto riguarda l’app di tiktok invece, è leggermente più complesso. L’app del social è infatti una Web App, semplificando tantissimo (informatici e sviluppatori mi perdoneranno) si tratta di una pagina web “camuffata” da applicazione che però, non permette di modificare liberamente l’URL.

Cosa è successo agli utenti USA?

TikTok, una volta loggato, mantiene in memoria l’ultimo url visitato, questo fa sì che, ogni volta che avviamo l’app, ci ritroviamo sull’ultimo video, o sul video successivo, all’ultimo video visualizzato. Una funzione di utility e quality of life, che in questo caso però, sembra bloccare TikTok anche a chi ha una VPN attiva. Se infatti l’app di tiktok si trova sulla pagina us-landing che ci comunica la temporanea disattivazione dagli USA, anche aggiornando l’app, rimarremo su quella pagina, dando così agli utenti USA l’impressione che TikTok non sia utilizzabile dagli USA neanche utilizzando una VPN.

In realtà non è così, semplicemente si sta aggiornando una pagina web in cui ci viene detto che non è possibile, ma, modificando l’URL, se si ha una VPN attiva, è possibile navigare liberamente sul social.

Ma come fare a modificare l’URL dall’app?

Come anticipato, l’app non permette una modifica “diretta” dell’url, ma ci sono alcune soluzioni alternative.

La più “brutale” consiste nell’attivare la VPN, disinstallare TikTok, reinstallare TikTok ed effettuare il login. In questo modo, accederete dal paese indicato dalla VPN, ma bisognerà stare attenti a non andare su TikTok senza VPN attiva, o, ogni volta, bisognerà disinstallare e reinstallare l’applicazione.

Una soluzione decisamente più semplice è attivare la VPN, aprire il browser dello smartphone, andare su un video qualsiasi di TikTok, e aprirlo tramite app. A quel punto si verrà reindirizzati sul link del vide, e non sulla pagina “us landing” , e da lì, si potrà navigare senza problemi, almeno in questa versione del ban, e utilizzando una VPN.

Se per qualche motivo non volete cercare video di tiktok su google o altri motori di ricerca, c’è un ulteriore soluzione ,è infatti sufficiente inviarsi un link ad un video di tiktok con una qualsiasi app di messaggistica, e il gioco è fatto, a patto di avere una VPN attiva.

Ban e Redirect

Per quanto riguarda la soluzione trovata da TikTok per disattivare la piattaforma negli USA, va detto che non c’è nulla di anomalo, la maggior parte dei web tool e portali localizzati, il cui utilizzo è consentito solo in determinati paesi, generalmente effettua un redirect, da qualunque indirizzo, per gli utenti che accedono al portale tramite IP di paesi in cui il servizio non è attivo. Altri servizi invece operano al contrario, reindirizzando verso la pagina di utilizzo, solo gli IP degli utenti che accedono da paesi in cui il servizio è attivo. Come ad esempio Google Whisk, di Google Labs, un tool IA per la generazione di immagini, disponibile solo negli USA e che mostra a chiunque altro il seguente URL e messaggio.

E invece si dispone di una VPN attiva sugli USA ci viene mostrata questa pagina.

Bando di TikTok dagli USA, chi decide?

Qualche giorno fa ho scritto un articolo in cui parlavo dei rumors relativi alla possibile vendita dei servizi USA di TikTok ad Elon Musk da parte di ByteDance, come ancora di salvataggio per rimanere attiva sul mercato USA, e oggi torniamo sul possibile bando di Tik Tok dagli USA, bando che è sempre più vicino a meno che ByteDance non venda ad una società con sede in USA.

Il 19 gennaio infatti, l’ultimo giorno di presidenza Biden, potrebbe anche essere l’ultimo giorno in cui si potrà accedere a TikTok dagli USA , senza una VPN, questo perché la corte suprema, il 17 gennaio 20925 ha confermato la validità della legge, varata nell’aprile 2024, con cui si impone a Bytedance la vendita di TikTok, pena il bando dagli USA.

Questa legge, che nasce nel timore che il governo cinese possa sfruttare TikTok per spiare i cittadini USA è stata contestata da Bytedance, la holding cinese proprietaria di TikTok, secondo la Holding, questa legge violerebbe il primo emendamento, con cui si sancisce la libertà di parola, di stampa, di religione, ecc, e in quanto piattaforma mediatica, TikTok secondo Bytedance godrebbe della libertà di parola e di stampa, e sostiene che, il governo statunitense, voglia limitare questa libertà, impedendo di utilizzare una piattaforma “libera” e non sotto il controllo degli USA.

La corte suprema tuttavia ha respinto il ricorso di Bytedance, sostenendo la legittimità e la costituzionalità della legge, poiché questa non vuole limitare la libertà di espressione, ma evitare il possibile utilizzo dei dati dei cittadini USA da parte di un governo straniero. La legge in soldoni, si fonda sulla necessità di garantire e tutelare la sicurezza nazionale, che, grazie all’articolo II sezione 2, in cui sono elencati i poteri e le responsabilità del presidente, si conferisce al presidente USA il ruolo di comandante in capo delle forze armate, nonché il potere di gestire crisi che minacciano la sicurezza nazionale. Inoltre, il presidente può adottare misure urgenti per proteggere il paese e i suoi cittadini. L’articolo I della sezione 8 invece consente al congresso di approvare leggi necessarie per la difesa nazionale e il potere di regolare il commercio con nazioni straniere.

Ed è proprio in questi poteri del congresso che si fonda il RESTRICT Act del 2023, ancora in discussione al congresso e non completamene approvato, si tratta di una legge finalizzata a regolamentare e mitigare eventuali rischi derivanti dalla tecnologia e da piattaforme digitali, una legge che, senza girarci troppo attorno, è stata costruita ad hoc, per mettere un freno a Tik Tok e altre piattaforme digitali non statunitensi, e che ha portato all’ordine esecutivo e la sentenza che dal 20 gennaio 2025 mettono al bando, proprio TikTok, se questi non venderà i servizi USA ad una società statunitense.

Il presidente eletto Donald Trump tuttavia, non sembra essere d’accordo al bando, è molto legato alla piattaforma e alla propria cerimonia di insediamento che avrà luogo il 20 gennaio 2025 e alla quale è stato invitato anche Shou Zi Chew, il CEO di TikTok.

Con la sentenza del 17 gennaio 2025 la corte suprema ha ribadito il bando, a partire dal 20 gennaio, per Tik tok se questi non venderà i propri servizi USA ad una società statunitense e a questa sentenza, ha fatto immediatamente eco una dichiarazione dello stesso Trump, che sostiene il congresso gli ha dato il potere di decisione, e quindi sarò lui a decidere sul bando di tik tok, lasciando quindi intendere che cercherà di evitarlo, ma cosa può effettivamente fare? Vediamo cosa dice il RESTRICT Act.

Cosa dice il Restrict Act?

Il RESTRICT Act ha come obbiettivo quello di identificare, valutare e mitigare rischi legati alla tecnologia straniera su suolo USA, questi rischi includono la compromissione di dati personali e sensibili dei cittadini USA, l’utilizzo dei suddetti dati al fine di manipolare l’informazione o per fini di spionaggio e analisi, e, più di tutti, creare vulnerabilità nelle infrastrutture.

Prendiamo ad esempio Tik Tok, che, se installato su un dispositivo, può fornire dati sulla posizione, o raccogliere dati personali dell’utente, esattamente come fanno Google, Apple, Meta, X, Microsoft, Amazon, ecc, ma a differenza di queste big tech statunitensi, essendo controllata da una società vicina ad un governo straniero, può rappresentare un rischio alla sicurezza nazionale. Motivo per cui, molti dei servizi delle big tech sopracitate sono bandite dalla Cina, e al contrario, molti fornitori di tecnologia cinesi sono banditi dagli USA.

Tornando al RESTRICT Act, questi punta a sorvegliare le tecnologie straniere conferendo al Segretario al Commercio, il potere di esaminare e intervenire su Applicazioni, Software, Hardware, ecc. Dal 20 gennaio, il segretario al commercio USA sarà Howard Lutnick, a capo dei Cantor Fitzgerald e grande sostenitore dei dazi alla Cina, che potrebbero arrivare al 60%, e all’Europa. Il RESTRICT Act stabilisce inoltre che il segretario al commercio debba collaborare con il dipartimento di sicurezza nazionale e l’ufficio del direttore della National Intelligence, per valutare eventuali minacce.

Possibile revoca del bando?

Allo stato attuale, TikTok è stata considerata una possibile minaccia per la sicurezza nazionale dal governo federale guidato da Joe Biden, e il futuro presidente Trump, una volta in carica, potrà procedere su diverse strade per annullare l’ordine esecutivo di Biden.

Più precisamente, in quanto presidente in carica, Trump potrà emettere un nuovo ordine esecutivo e annullare o modificare il precedente. Questa procedura può tuttavia portare a dei controlli da parte delle autorità federali.

Vi è però una seconda strada, più lenta, meno diretta, ma più sicura per il presidente, che passa per il CFIUS, il Comitato sugli Investimenti Esteri negli Stati Uniti. Il presidente può autorizzare un riesame di una data tecnologia al CFIUS per una nuova valutazione, e la nuova valutazione potrebbe confermare o ribaltare il precedente status di minaccia alla sicurezza nazionale.

In entrambi i casi comunque, la revoca dello status di minaccia deve basarsi su una documentazione chiara e dati che attestino tale circostanza, in caso contrario, sia il congresso che la corte suprema, possono bloccare la revoca, mantenendo il bando.

TikTok verrà bandita dagli USA?

In questo momento, al 17 gennaio 2025, la corte suprema si è espressa a favore del bando di Tik Tok dagli USA, mentre il presidente eletto Trump sembra essere intenzionato a revocare tale bando, ed è molto probabile che, uno sei suoi primi ordini esecutivi andrà proprio in quella direzione, tuttavia, come osservato poco sopra, l’ultima parola non spetta al presidente. Spetterebbe al Presidente se si dovesse decidere di bandire tik tok, ma, visto che il bando è già stato autorizzato e bisogna autorizzare la revoca del bando, il presidente potrebbe avere le mani legate, anche in vista della sua posizione conflittuale nei confronti della corte suprema. Di fatto, il congresso ha dato al presidente il potere per bandire, TikTok, ma non il potere di riammetterlo. Potrà farlo, quasi certamente lo farà, ma non nei primi giorni di mandato e non con un ordine esecutivo.

Cina valuta cessione di TikTok USA ad Elon Musk

Secondo voci non ufficializzate, la Cina, più precisamente ByteDance, la holding partecipata dal governo cinese e proprietaria di Tik Tok starebbe valutando un accordo per la cessione dei servizi di Tik Tok in USA ad Elon Musk, già proprietario del social X (ex Twitter). A tale proposito, sembrerebbe che dalla Cina siano arrivate delle smentite, su tale accordo, ma anche questa smentita non è propriamente ufficiale in quanto non parte da ByteDance. In altri termini al momento si sta parlando di una vendita che non è stata ne confermata ne smentita dai diretti interessati.

Secondo voci non ufficializzate, la Cina, più precisamente ByteDance, la holding partecipata dal governo cinese e proprietaria di Tik Tok starebbe valutando un accordo per la cessione dei servizi di Tik Tok in USA ad Elon Musk, già proprietario del social X (ex Twitter). A tale proposito, sembrerebbe che dalla Cina siano arrivate delle smentite, su tale accordo, ma anche questa smentita non è propriamente ufficiale in quanto non parte da ByteDance. In altri termini al momento si sta parlando di una vendita che non è stata ne confermata ne smentita dai diretti interessati.

Cerchiamo allora di capire cosa c’è dietro e se potrebbe avere un senso un accordo di tale natura, ossia il trasferimento dei servizi in USA di Tik Tok ad una società USA di proprietà di un uomo estremamente vicino al presidente Trump, al punto da essere definito da molto un “presidente ombra” o se si tratta di una bufala volta ad alimentare le preoccupazioni di chi vede in Musk un monopolista e spietato capitalista, con tratti sempre più vicini a quelli delle grandi corporazioni dei romanzi distopici.

Tik Tok e il possibile bando dagli USA

Il popolare social cinese, che ha rivoluzionato il modo di fare video e di comunicare, già da qualche anno si trova in una posizione controversa, e molti governi hanno bandito la piattaforma dai rispettivi paesi poiché fortemente compromessa con il governo cinese, sollevando dubbi sulla sicurezza e l’utilizzo dei dati che vengono raccolti dalla piattaforma, perché si sa, se i dati vengono raccolti e analizzati dai cinesi è un pericolo, se a farlo è una società statunitense, in quel caso non c’è nessun pericolo.

Il bando di Tik Tok dal mercato cinese, è sul tavolo dal2’agosto 2020, quando, l’allora presidente uscente Donald Trump, emise un ordine esecutivo con cui richiedeva la vendita delle operazioni statunitensi di Tik Tok e WeChat, rispettivamente popolare piattaforma di video sharing e di messaggistica, di proprietà di colossi cinesi. Se TikTok è di proprietà di ByteDance, WeChat è invece di proprietà di Tencent, holding cinese quotata in borsa ad Hong Kong, con un valore di circa 449 Milioni di dollari USA.

Secondo l’allora presidente uscente, c’era il timore che tali piattaforme potessero condividere dati degli utenti USA con il governo Cinese, rappresentando pertanto una pericolosa minaccia alla sicurezza nazionale. L’ordine esecutivo di Trump è stato possibile sulla base dell’International Emergency Economic Powers Act, tuttavia, la successiva elezione di Joe Biden alla presidenza, ha portato ad un rallentamento della vicenda, di fatto nel giugno 2021, l’allora presidente eletto Biden, ha revocato l’ordine esecutivo del suo predecessore, affidando allo stesso tempo, la verifica dei rischi legati a suddette applicazioni al Dipartimento per il commercio.

Dal 2021 al 2024 il bando di Tik Tok è stato sospeso e nel frattempo la posizione di Trump sulla piattaforma cinese è fortemente cambiata, dopo il Ban da Facebook e il Ban da Twitter, salvo poi reintegrazione dopo l’acquisizione di Twitter da parte di Musk, l’allora ex presidente Donald Trump, è diventato un assiduo e regolare utilizzatore della piattaforma cinese, emulato in questa linea dalle destre di tutto il mondo che ci hanno deliziato con la magia degli italici Berlusconi e Salvini in live su Tik Tok.

Tik Tok si è rivelata, soprattutto negli anni della pandemia, una straordinaria piattaforma di comunicazione, nonché terreno fertile per la proliferazione di fake news e deep fake.

RESTRICT Act

Se il bando politico di Tik Tok dagli USA, nel 2021 sembra essere sfumato, o comunque ridimensionato, nel 2023 la piattaforma di Video Sharing ha iniziato una nuova trafila, questa volta giudiziaria, legata al RESTRICT Act (Restricting the Emergence of Security Threats that Risk Information and Communications Technology), una legge che conferiva al governo federale degli USA ampi poteri in termini di limitazione e bando di tecnologie straniere dagli USA, se queste rappresentano una minaccia alla sicurezza nazionale.

Tale legge si applica anche a piattaforme social, come X, Meta e ovviamente TikTok, e se le prime due sono statunitensi, la terza era ed ancora oggi di proprietà di una multinazionale Cinese, e per molti è stata costruita ad hoc per permettere al governo di intervenire e limitare la crescente popolarità di TikTok in USA.

Per quanto riguarda la sicurezza nazionale, molti governatori USA hanno vietato, nei propri stati, l’utilizzo di TikTok, e altre applicazioni social e di messaggistica, come ad esempio Telegram, dai dispositivi governativi, ovvero tablet, pc e smartphone di funzionari pubblici. Quindi si, in quanto ex presidente, ed ora presidente eletto, in alcuni stati, Trump non potrebbe usare Tik Tok, poiché il suo utilizzo rappresenterebbe una possibile minaccia alla sicurezza nazionale. Tik Tok infatti si teme possa registrare e condividere una serie di informazioni aggiuntive, dette metadata, come ad esempio le informazioni sulla posizione, che potrebbero rendere nota la posizione del presidente. Non proprio il massimo della sicurezza se il presidente è per qualsiasi ragione, per ragioni di sicurezza, in una località segreta.

La reazione di Tik Tok

Fin dal 2022 ByteDance, ha cercato di dissipare le preoccupazioni del governo statunitense, e non solo, sulla sicurezza di Tik Tok, annunciando prima il Project Texas, un progetto che trasferiva i dati degli utenti statunitensi negli stati uniti, in server gestiti da Oracle, società statunitense fondata nel 1977 e quotata in borsa al NYSE con sede a Santa Clara. Ha avviato un centro di trasparenza che permette ai funzionari USA di esaminare ogni operazione di TikTok in USA.

Insomma, ByteDance affidava, con il progetto Texas ed il centro trasparenza, i dati sensibili ad una società USA, dava al governo USA libero accesso a quei dati e le operazioni di TikTok, precludendosi l’accesso a quegli stessi dati. Ma questo agli USA non sembra bastare e al congresso si è continuato a discutere di un possibile bando di TikTok dal mercato USA.

Interesse nazionale o sicurezza?

Sulla base dei dati e le informazioni note, viene quindi da chiedersi se tale dibattito abbia una rilevanza in termini di sicurezza nazionale o di interesse nazionale, possono sembrare concetti analoghi, ma sono profondamente diversi, se infatti, come è “dimostrato” dall’analisi dei dati e delle operazioni di Tik Tok, non sembra esserci un rischio reale di trasferimento dei dati sensibili al governo cinese, vi è invece un serio rischio di manipolazione, inquinamento e alterazione dell’informazione, che può indirizzare l’opinione pubblica su strade estremamente pericolose.

A tale proposito, TikTok è uno dei social mediaticamente più potenti in circolazione, con poche limitazioni in merito a tematiche delicate, ed è già ampiamente avviato su una strada che, da qualche anno è stata percorsa da X e si appresta ad essere percorrere anche Meta, che di recente ha annunciato lo stop al fact-checking e alle policy di inclusività, garantendo maggiore “libertà” anche a contenuti controversi, di natura politica e sociale.

Tornando ai dati, essi hanno un valore immenso e se risultano estremamente pericolosi se gestiti da una società cinese, una società di uno stato con cui gli usa sono in pino conflitto commerciale, diventano estremamente preziosi se gestiti dagli stessi USA, soprattutto se vicina al governo.

Vi è quindi una forte attenzione per la piattaforma estremamente rilevante in termini di interesse nazionale, e allo stesso tempo si può osservare come, a parità di attività, la piattaforma cinese sia maggiormente controllata e tenuta di analoghe statunitensi. Differenza di trattamento che potrebbe essere alla base dell’ipotesi di trasferire ad una società statunitense i servizi USA, e, tra le tante, quale società migliore della media company dell’uomo più potente e influente d’America?

Il paradosso di Trump

Va riconosciuto a Trump il merito, se così lo si può definire, di aver compreso per primo, il potenziale politico dei dati in possesso delle media company, e di essere stato tra i primi, nel 2020 a causa anche della trasformazione dei contenuti avvenuti durante la prima fase della pandemia, a vedere in TikTok una possibile minaccia, e, terminato il mandato presidenziale, una straordinaria risorsa.

Oggi Trump gode di un enorme seguito su TikTok, e molti analisti ritengono che è stato proprio tale seguito a permettere all’ex presidente di tornare alla casa bianca con le elezioni di novembre 2024, grazie a Tik Tok, Trump mantiene un contatto continuo e costante con il proprio elettorato, in particolare le frange più radicali che nel tempo sono state o si sono allontanate da altri social.

Per Trump quindi è di vitale importanza mantenere TikTok negli USA, ma il processo avviato nell’agosto del 2020 con il suo stesso ordine esecutivo, anche se rallentato, non si è fermato, ed ora il presidente si ritrova, ad inizio mandato, nella condizione di dover trovare una soluzione ad un problema creato da lui stesso alla fine del suo precedente mandato.

L’ipotesi Musk

L’insieme di questi fattori ed elementi, potrebbe essere alla base dell’ipotesi di una cessione dei servizi USA di TikTok ad Elon Musk, come anticipato, il patron di X e Tesla è estremamente vicino al presidente, qualcuno direbbe troppo vicino al presidente, inoltre avrà un ruolo chiave nel prossimo governo Trump, ed è proprio quella vicinanza una possibile scappatoia per TikTok di evitare il bando dagli USA.

Tale soluzione tornerebbe sicuramente vantaggiosa per Bytedance, che comunque dalle operazioni negli USA ha un notevole guadagno, su scala globale, secondo i dati annuali pubblicati da Bytredance, Tik Tok nel 2023 ha registrato ricavi superiori ai 120 miliardi di dollari, in crescita dispetto agli 80 miliardi del 2022 e secondo le proiezioni, nel 2024 potrebbero essere superiori ai 200 miliardi. Gli analisti concordano nell’osservare che tale crescita è legata soprattutto alla sempre maggiore presenza della piattaforma in occidente, in USA ed Europa.

L’accordo sarebbe vantaggioso anche per Musk, il cui social X nonostante la forte riduzione dei costi, continua ad avere profonde difficoltà economiche, principalmente per la fuga di numerosi investitori a seguito dell’acquisizione di twitter da parte proprio di Musk e una partnership tra X e Tik Tok, potrebbe riportare ad X parte degli investitori e colmare il divario tra X e il gruppo Meta.

Inoltre sarebbe vantaggiosa per Trump, che non perderebbe il suo principale strumento di comunicazione con gli elettori, e no, il suo social “truthsocial” non fa testo, l’utenza di Truth, oltre ad essere “poca” è anche poco attiva, inoltre è formata per lo più da sostenitori di Trump, è quindi sicuramente utile per mantenere i contatti con la propria base, ma totalmente inutile se si parla di espandere il consenso. Cosa che invece con TikTok è molto più semplice.

I vantaggi però non finiscono qui, oltre alla possibilità di evitare il bando dal mercato USA per TikTok, Bytedance potrebbe sfruttare la partnership con Musk per un ulteriore slancio in caso di quotazione in borsa. La holding cinese al momento non è quotata anche se nel 2022 prima sembrava essere pronta al debutto sul mercato.

I problemi di Musk pigliatutto

La possibile cessione dei servizi USA di TikTok ad Elon Musk se da un lato presenta numerosi vantaggi per tutti gli attori coinvolti, in realtà presenta anche diverse problematiche. E nessuna di queste riguarda il ruolo da monopolista di Musk, a tale riguardo l’acquisizione di Instagram e l’avvio di Threads da parte di Meta, rappresentano un significativo precedente. Musk potrebbe acquisire “TikTok USA” senza aver alcun problema con l’antitrust, tuttavia, come osservano i critici e detrattori del miliardario, sempre più simile ad un “Charles Foster Kane” dei nostri tempi, si ritroverebbe nella posizione di poter influenzare ancora di più l’opinione pubblica, almeno negli USA.

Ed è questo il problema forse più grande di un possibile accordo tra Musk e Bytedance, ma non solo. Se l’accordo dovesse rivelarsi reale e Bytedance riuscisse con questo accordo ad evitare il bando di TikTok dagli USA, ci verrebbe rivelata una grande e terribile verità, ossia il presidente Trump è irrilevante, se si vogliono fare affari negli e con gli USA bisogna negoziare con Musk, e negoziare per Musk ha un significato particolare, poiché in un negoziato ognuna delle due parti cede qualcosa finché non si giunge ad un punto d’accordo, un compromesso, ma Musk non è tipo da compromesso, la sua carriera e la sua storia sono segnati da soluzioni radicali, tutto o niente. C’è allora da chiedersi quanto è esteso questo tutto.

Tutta fuffa o …

Per quanto riguarda la possibile cessione o acquisizione, che dir si voglia, dei servizi USA di TikTok, ad Elon Musk, al momento c’è un fitto velo di incertezza, con dichiarazioni vaghe, informazioni non ufficiali e smentite più o meno ufficiali.

In un intervento rilasciato da TikTok a Bbc News, la società ha dichiarato di “non poter commentare pura fantasia”. Una smentita quindi, che però, purtroppo, vale poco o nulla, visto che eventuali negoziati relativi al futuro di TikTok in USA, in realtà, non riguardano TikTok, ma ByteDance.

Come è stato anche per il Project Texas infatti, la decisione di delocalizzare i dati degli utenti USA nei server Oracle, non è stata presa da Tik Tok, ma dalla holding che la controlla al 100%, ovvero ByteDance, che sulla vicenda dei servizi USA di TikTok, non si è ancora espressa, e probabilmente non lo farà.

Sorprende anche il grande silenzio di Musk, che solitamente non lascia trascorrere troppo tempo prima di dire la sua, soprattutto su un qualcosa che lo riguarda in prima persona. Guardiamo ad esempio all’ipotesi di accordo tra Starlink e il governo italiano, a poche ore dalla circolazione delle prime indiscrezioni sono intervenuti tutti gli attori coinvolti, in questo caso invece, Musk tace. Che questo silenzio sia indicativo di un accordo effettivamente in lavorazione? O forse il miliardario sta finalmente recuperando qualche ora di sonno? Per il momento è difficile a dirlo.