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Nazionalismo, la causa di ogni male della storia

Se c’è qualcosa che la storia avrebbe dovuto insegnarci sul nazionalismo è che questi, è molto probabilmente, la principale causa di ogni guerra mai conosciuta dall’uomo.

Il nazionalismo così come siamo abituati a conoscerlo è un qualcosa di apparentemente recente e pure è qualcosa di estremamente antico che ha attraversato, corroso e distrutto la maggior parte, per non dire tutte, le grandi civiltà della storia a partire dalla culla delle civiltà in Mesopotamia, fino ai più remoti insediamenti Indios nelle americhe precolombiane, passando per le polis greche e Roma, il nazionalismo ed il sovranismo, hanno trascinato nel baratro ogni realtà che la storia abbia mai conosciuto.

A proposito di Roma, Roma è spesso indicata come un modello di eccellenza per i sostenitori del nazionalismo, e probabilmente non esiste esempio più sbagliato. Quello che infatti è, con molta probabilità, il più importante e significativo esempio di civiltà, fortemente nazionaliste (passatemi il termine nonostante sia estremamente anacronistico in questo contesto), non è Roma, ma la Grecia antica, sono le Polis.

Le polis rappresentano il più importante e noto esempio di nazionalismo (nel mondo antico) che possiamo incontrare nella storia e il loro declino è un monito, ignorato da sempre, a non ripetere gli stessi errori.

Le polis greche, nella loro storia, hanno dimostrato più di chiunque altro che il nazionalismo indebolisce i popoli, crea nemici rendendo un nemico chiunque non appartenga alla propria cerchia ristretta, ed espone i suddetti popoli alle minacce di questi nemici.

Le polis greche, come sappiamo, erano città stato, autonome e indipendenti le une dalle altre, individualmente deboli e facili da schiacciare, ma insieme rappresentavano una vera e propria forza della natura, un colosso inamovibile in grado di arrestare anche la più inarrestabile delle avanzate e ciò che è successo durante le guerre persiane ne è un chiaro esempio.

La civiltà greca costruita sulle polis tuttavia è sopravvissute a lungo nel profondo mare della storia e se bene il loro ricordo è giunto fino ad oggi, non è passato moltissimo tempo tra il respingimento delle forze persiane e l’annichilimento interno durante le guerre del Peloponneso, fino alla caduta sotto l’avanzata ellenica di Alessandro il Macedone.
La cosa interessante è che Alessandro, al tempo della conquista della Grecia era un nemico delle polis greche creato dalle stesse polis greche che non vollero riconoscere la natura greca della macedonia. Cosa ancora più interessante è che l’esercito con cui Alessandro invase e conquistò la Grecia era nei fatti numericamente inferiore, peggio armato e meno organizzato degli eserciti persiani, che appena qualche secolo prima, le polis avevano respinto e pure, Alessandro,
a differenza di Dario e di Serse, riuscì a soggiogare la grecia rendendola parte del proprio impero.

Il grande successo di Alessandro nasconde quello che, allo stesso tempo, è stato il grande fallimento delle polis, e questo è un passaggio che non va ignorato, perché per ogni successo, per ogni trionfo della storia, c’è un altrettanto grande fallimento, in questo caso, la sconfitta delle polis, la cui incapacità di vedere oltre il proprio naso è uno dei più grandi fallimenti della storia, che ha segnato la caduta della civiltà greca. Le polis sono state direttamente responsabili del proprio declino, poiché il loro “nazionalismo” e il loro “sovranismo”, hanno impedito ai governanti delle singole polis di superare le proprie divergenze, mantenendole così separate, isolate e deboli, fino al momento in cui non sono state totalmente travolte dalla storia attraverso l’annessione al regno di macedonia.

Dall’altra parte il modello di Roma, spesso iconizato e presentato come eccellenza del nazionalismo nel mondo antico, nei fatti fu tutt’altro che nazionalistico, in apparenza Roma fu una grande nazione universale, ma nella realtà tangibile delle cose, Roma rappresenta il primo, reale, concreto, vero e proprio esempio di struttura sovranazionale e di civiltà multietnica e multiculturale. Roma, nella sua forma reale, è l’antitesi stessa del concetto di nazionalismo.

Nella maggior parte della sua storia Roma è riuscita ad espandersi, includendo all’interno dei propri territori, civiltà e popoli diversi dal popolo romano, integrando gli stranieri nel substrato sociale dello stato romano, fin dai tempi dei re Etruschi di Roma, e permettendo ai vari popoli incorporati nello stato romano, di vivere secondo le proprie tradizioni, e nel rispetto delle regole e delle leggi di Roma.

Finché Roma ha vissuto in questo modo, la sua civiltà ha prosperato ed è cresciuta sempre di più, espandendosi fino, ed oltre, ai confini del mondo conosciuto, agghindando con i propri vessilli ogni angolo di ogni casa, di ogni strada d’Europa.

Purtroppo per Roma, la sua espansione non è stata eterna e ad un certo punto della storia la sua crescita si è arrestata, per poi iniziare un lento ed inesorabile declino.
Del declino di Roma ho già parlato altre volte, come ad esempio in questo articolo in cui approfondisco il legame tra la crisi economico finanziaria dell’impero e gli elefanteschi costi dell’esercito romano, conseguenza della riforma dell’ordinamento militare di Gaio Mario, ed è interessante osservare come questi, coincida in larga parte con la deriva nazionalistica e sovranista dello stato romano.

Il declino di Roma è iniziato quando Roma ha smesso di essere una realtà multietnica e multiculturale ed ha iniziato a limitare le libertà dei propri abitanti, imponendo l’adozione di un modello culturale unico in tutto l’impero, imponendo l’adozione della cultura e delle tradizioni romane, o meglio, dell’imperatore, a tutti gli abitanti dell’impero.

Il declino di Roma, che sarebbe culminato soltanto con la caduta dell’impero e di Roma, è iniziata con la deriva autoritaria e nazionalistica dell’impero, una deriva che avrebbe alimentato tensioni, rivalità ed ostilità tra i popoli che videro trasformate le proprie radici e la propria cultura, in qualcosa, prima di subordinato e poi di vietato.

Roma avrebbe cercato, in vano, di rimediare e di sedare queste tensioni, con la forza e con la politica, ma questi tentativi furono fatti troppo tardi, quando ormai l’integrità dell’impero universale, quale grande contenitore di civiltà, era già stata crepata, e a nulla valse provare ad ingrossare ulteriormente le fila del già pachidermico e dormiente esercito romano o l’estensione della cittadinanza prima latina e poi romana a tutti gli abitanti dell’impero, nel tentativo di sedare le nascenti e sempre più frequenti insurrezioni, con il conferimento di privilegi politici, anche perché, fattore non di poco conto, quelli che un tempo erano i privilegi legati allo status di Cittadino Romano, non erano più tali e nel momento in cui tutti nell’impero divennero cittadini romani, persino le elitè imperiali, che si videro poste sullo stesso piano dell’ultimo dei nati nella più povera e remota provincia imperiale, si videro traditi da Roma, contribuendo a loro volta ad inasprire ulteriormente la situazione, che di fatto, rese inefficace la strategia politica adottata dagli imperatori ed inevitabile la fine dell’impero stesso.

La crescente disunità dell’impero, da cui sarebbe derivata la divisione stessa dell’impero in almeno due parti, unita all’incessante crisi economica e mille altri problemi interni che si intrecciano tra di loro, avrebbe segnato un ulteriore punto a favore della disgregazione dell’impero, e con esso, la fine stessa dell’impero occidentale sul cui modello e per le stesse ragioni si sarebbero fondate e sarebbero cadute tutte le future grandi realtà politiche europee.

Dall’impero carolingio all’unione europea ciò che ha segnato la crescita e l’espansione è stata la voglia e la capacità di includere, nel tentativo di superare le differenze e le divergenze, per creare un qualcosa di nuovo, di più grande e significativo di ciò che era stato, per creare qualcosa che guardasse verso il futuro, senza dimenticare il passato.
Dall’altra parte invece, ciò che ha segnato il declino e instillato guerre continue che hanno insanguinato e devastato l’europa per secoli, è stata l’incapacità di guardare oltre il proprio naso, soffermandosi sulle differenze più superficiali, soffermandosi su ciò che divideva piuttosto che su ciò che accomunava gli uomini ed i popoli europei (e non), disegnando una mappa del mondo, sempre più frammentaria e disgregando, una dopo l’altra, tutte le grandi realtà nate con l’intento di tenere lontane le guerre e garantire uno stato di pace duratura.

Per approfondire lo studio della questione sul nazionalismo, consiglio la lettura del testo Nazioni e nazionalismi. Programma, mito, realtà, di Eric J.Hobsbawm

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