Hatshepsut : “figlia del re, sorella del re, sposa di Dio, grande sposa reale”

“Colei che Amun abbraccia, Hatshepsut, è il nome di questa mia figlia. Ella avrà un regno eccelso su questa terra. Sua la mia anima! Suo il mio scettro! Suo il mio prestigio! Sua la mia corona! Affinché regni sui Due Paesi e comandi tutti i viventi.”

Il cinquantaquattrenne regno del faraone Thutmosis III ebbe inizio sotto alla reggenza di Hatshepsut, sua zia nonché matrigna, ricordata come la “prima” donna faraone della storia; unica figlia di Thutmosis I e della sua Grande Sposa Reale, fu da egli addestrata a regnare.

Busto di Hatshepsut

Nelle iscrizioni Hatshepsut non è descritta solo come sposa divina, sulle iscrizioni il suo nome appare seguito da “Maatkara“, ossia il suo prenomen; “Hatshepsut, la prima dei nobili, verità-giustizia è l’anima del sole”. Una volta preso il trono e dopo essersi immedesimata nella figura di un vero e proprio  faraone, poté affidarsi ad un solo precedente modello femminile: Sobekkara Sobekneferu (meglio nota come Nefrusobek), figlia di Amenemhat III, la quale regnò alla fine della dodicesima dinastia. Dopo la morte del fratello Amenemhat IV prese la reggenza del trono per poco meno di quattro anni, chiudendo il Medio Regno, il quale fu succeduto dal tanto noto quanto confuso “secondo periodo intermedio”. Non ci sono attestazioni di una sua co-reggenza con il fratello,  pare che ella riuscì ad imporsi come sovrana dopo la morte di quest’ultimo e fu designata come Faraone. Destino volle che il suo regno fosse breve e turbolento fin dall’inizio, Hatshepsut invece ereditò un Egitto ricco e potente, nel pieno della sua ricchezza e del suo splendore.

” King’s daughter, King’s sister, God’s wife, great royal wife Hatshepsut”

La figlia primogenita di Hatshepsut fu Neferura, avuta con Thutmosis II (suo fratellastro, figlio di Thutmosis I e di una sposa secondaria) la figlia dei due è nota sulle attestazioni come “moglie del Dio”, quindi probabilmente fu sposa reale di Thutmosis III, figliastro di Hatshepsut; quest’ultima fu incaricata reggente di Thutmosis III, ancora troppo piccolo per occuparsi dell’Egitto autonomamente e per assolvere al compito a lui designato; proprio durante questa co-reggenza egli risulta sposato con Neferura.  Quest’ultima morì giovane e svanì dalle attestazioni, il regno di sua madre subì un duro colpo. 

Tempio funerario di Hatshepsut – Deir el Bahri

Come regnante, Hatshepsut intraprese un grande progetto di costruzione, espandendo i siti utilizzati da Thutmosis I e II prima di lei: Kom Ombo, Hierakompolis, Elefantina sono solo alcuni di questi, sia lei sia Thutmosis III hanno lasciato molti resti anche in Nubia ma il luogo che ricevette maggiori attenzioni da parte della regina fu senza dubbio Tebe; il tempio di Karnak crebbe in bellezza sotto la sua supervisione.

“Ed ecco, io ero seduta nel mio palazzo e pensavo a colui che mi aveva creata. E il mio cuore mi indusse a fare per lui due obelischi in oro fino, i cui pyramidion si confondono col cielo.”
Hatshepsut

In quanto regnante, Hatshepsut fu sepolta nella Valle dei Re (KV20) la quale inizialmente fu costruita per Thutmosis I e successivamente da lei modificata per poter riposare accanto al padre: la KV20 fu ampliata, venne aggiunta una camera sepolcrale ed il faraone fu spostato in un sarcofago inizialmente creato per la figlia.

Sarcofago in origine creato per Hatshepsut ma in cui fu sepolto suo padre Thutmosis I

Durante il regno del nipote Thutmosis III, il faraone fu traslato in una nuova tomba, la KV38, con un nuovo corredo funerario, e si suppone avvenne contemporaneamente lo spostamento di Hatshepsut nella KV60: anche se solo inizialmente, pare quindi che il desiderio della regina di essere sepolta accanto a suo padre fu esaudito.

A Deir el Bahri, nella necropoli tebana, fu portato alla luce un sito adibito a nascondiglio (DB320, una cachette reale, nella quale vennero ritrovate più di 50 mummie di sovrani, regine, dignitari e numerosi oggetti facenti parte dei loro corredi funerari) nel quale erano conservati anche resti del corredo di Hatshepsut, tra cui uno scrigno per vasi canopi contenente una milza (o fegato) ed un molare con solo parte di radice.

La mummia di Hatshepsut,  vide la luce nel 1903 su scoperta di Howard Carter, il quale la trovò accanto ad un’altra donna, identificata come la sua balia, Sitra, già in origine occupante della KV60. Non ne fu confermato il riconoscimento fino al 2007, anno in cui il Dr. Zahi Hawass con un’attenta osservazione, ricerca e confronto dei ritrovamenti, notò un particolare: il molare presente nello scrigno trovato nella cachette reale era perfettamente compatibile con la dentatura della mummia nella KV60, la quale presentava un dente mancante e la radice ancora inserita nella gengiva.

Da non tralasciare fu la fine che fece questa potente e carismatica regina: dopo la sua morte (probabilmente avvenuta per cause naturali, forse per malattia, in correlazione all’abuso di una pomata per la pelle con ingredienti cancerogeni) subì la Damnatio Memoriae: condannata all’oblio, gran parte delle sue opere andarono distrutte o deturpate, si tentò perfino di murare il suo obelisco a Karnak (il secondo obelisco più alto del mondo, più di 29 metri, pesante circa 323 tonnellate) il suo nome fu rimosso dalle iscrizioni lasciandone solo il contorno dei cartigli. Ma allora, come mai abbiamo tanti reperti ed una così ricca documentazione su di lei? E chi fu ad infliggerle una tale sorte? Fu Thutmosis III, a causa dell’usurpazione del suo trono per oltre un ventennio? O fu colpa di Amenhotep II (figlio di Thutmosis III e della sposa minore Merira Hatshepsut) a causa dell’incertezza del suo diritto a regnare, non essendo figlio di una Grande Sposa Reale? Sappiamo che egli, dopo esser salito al trono, non lasciò liste di nomi delle sue spose. Non conosciamo l’identità della sua “grande sposa reale” e, ritenendo che le donne sotto tale carica avessero raggiunto troppa influenza, ne depotenziò la carica.

Raro cartiglio intatto di Hatshepsut

I dati sono incerti: entrambi avevano le loro motivazioni, non c’è dubbio che la distruzione dei documenti cominciò durante il regno di Thutmosis III così come non c’è dubbio che Amenhotep II fu un grande promotore della Damnatio Memoriae inflitta ad Hatshepsut.

È curioso però pensare che Thutmosis III, uno dei più grandi Faraoni della storia, ricordato come grande guerriero imbattuto, nonché grande personalità di spicco e di successo in numerosi ambiti, avesse permesso ad Hatshepsut di usurpargli il trono per oltre un ventennio senza fare nulla in proposito, senza alcun colpo di stato, “vendicandosi” semplicemente infliggendole una Damnatio Memoriae… (mal fatta, per giunta!) la quale dà l’impressione che non se ne volesse cancellare del tutto il ricordo.

“A king she would be, and a king’s fate she shared.”
-Howard Carter

Per concludere, una piccola curiosità su Hatshepsut che richiede un salto indietro nel tempo a non molti anni fa: i coniugi Van Houten (astronomi olandesi) formarono un gruppo di ricerca assieme all’astronomo statunitense Tom Gehrels e scoprirono diverse migliaia di asteroidi grazie ad un lavoro combinato tra l’osservatorio di monte Palomar e l’osservatorio di Leida. Una delle loro scoperte riguarda un asteroide di fascia principale (quindi, grossomodo, tra le orbite di Marte e di Giove) che ruota attorno al suo asse ogni 9 ore. Perché ci interessa? Beh, perché quando lo individuarono, lo scoprirono e fotografarono, il 24 settembre 1960, dal Palomar observatory (San Diego – USA) decisero di chiamarlo 2436 Hatshepsut(chiamato anche 6066 P–L · 1963 DL1978 YA1) proprio in onore della potente sovrana egiziana della XVIII dinastia. 

Probabilmente i due coniugi erano appassionati di storia o, quantomeno, questo è ciò che si evince nel vedere i nomi assegnati agli asteroidi da loro scoperti : 2435 Horemheb, 2462 Nehalennia, 2663 Miltiades, 2782 Leonidas, Ptah, Apollo sono solo i nomi di alcuni di essi.

I tre astronomi sono venuti a mancare non molti anni fa (2002, 2011, 2015) e, ad ognuno di loro, è stato dedicato un asteroide che ne porta il nome.

Hatshepsut – illustrata nel libro “Hatshepsut – La figlia del sole” [Laurie Elie, Alessandra Grimaldi, Forough Raihani]
Bibliografia:

– The Complete Valley of the Kings: Tombs and Treasures of Egypt’s Greatest Pharaohs (Richard H. Wilkinson, Nicholas Reeves) pg. 75 + 91-103

-The Oxford Guide of Ancient Egypt (Ian Shawn) pg. 237 – 243

-Archeologia dell’Antico Egitto (Kathryn A. Bard) pg. 210/211/212

 

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