Vittorio Emanuele III, il Re Ignavo

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In questi giorni il nome Savoia è particolarmente legato alla cronaca, soprattutto per quanto riguarda Vittorio Emanuele III e la richiesta dei suoi eredi affinché l’antenato venga sepolto al Pantheon, dove giacciono altri suoi più illustri antenati e numerosi “patrioti” italiani.

Sono apparsi numerosi articoli biografici su Vittorio Emanuele III e sui Savoia in generale e penso sarebbe superfluo riproporre questi stessi contenuti anche qui, ma allo stesso tempo, da storico dell’età contemporanea, non posso esimermi dal parlarne e anzi, approfitto della vicenda per consigliarvi un libro. I Savoia di Gianni Oliva.

Cominciamo col dire che Gianni Oliva è uno storico italiano di origini torinesi, molto legato alla sua città e questo legame lo ha reso in qualche modo uno dei principali interpreti del novecento italiano, soprattutto per questioni riguardanti casa Savoia, questo libro in particolare ripercorre la storia di questa famiglia che, nel bene e nel male, ha giocato un ruolo centrale nella più recente storia italiana.
Nel libro Oliva racconta i Savoia sin dalle loro origini, ovvero quando non erano ancora una delle grandi famiglie della nobiltà europee, tuttavia, già dalla presentazione scopriamo che la storia dei Savoia è una storia molto antica, iniziata nella Borgogna del X secolo, quando la famiglia amministrava un i territori della Contea di Savoia nel regno di Borgogna. Circa cinque secoli più tardi, nel XV secolo quegli stessi territori furono elevati allo status di Ducato e continuarono ad essere amministrati dalla famiglia Savoia che di conseguenza fu elevata al titolo di Duca. Nei secoli successivi i membri di casa Savoia riescono a sopravvivere alle grandi turbolenze che in europa hanno portato alla capitolazione di molte teste coronate, in particolare la rivoluzione francese e campagne napoleoniche. In fine, nel XVIII secolo, sfruttando a proprio vantaggio alcune correnti e interessi politici di altre nazioni, riuscirono ad elevare il proprio ducato alla dignità di regno dando inizio a quello che sarebbe poi diventato il regno d’Italia e questo avrebbe permesso alla famiglia Savoia, di giocare finalmente un ruolo centrale sul grande scacchiere europeo, diventando a tutti gli effetti una casa reale degna di tale nome.

L’unificazione italiana è vista da alcuni storici come l’apice del potere di casa Savoia, secondo altri invece essa rappresenta solo l’inizio di una fase espansionistica. Questa seconda scuola di pensiero osserva che, non passò molto tempo dalla compiuta unificazione prima che l’italia si trasformasse in una “potenza coloniale” in grado di garantire ai propri regnanti il titolo e la dignità di Imperatore.
In questi termini qualcuno potrebbe obiettare, dicendo che l’Impero d’Italia è probabilmente uno dei più piccoli, brevi e peggio organizzati imperi della storia occidentale e non farebbe una piega, queste critiche sono assolutamente legittime e innegabili, l’Impero d’Italia ebbe un estensione minima, per non dire ridicola se confrontata ad altri imperi contemporanei, durò effettivamente pochi decenni, per non dire anni, ma nonostante tutto, fu comunque un impero.  Non sono infatti le dimensioni a fare un impero, ma la varietà dei popoli che lo abitano. C’è un video sul mio canale youtube dove spiego che cos’è un impero, qui mi limiterà a dare la definizione da “dizionario”.

Un impero è convenzionalmente un’entità statale costituita da un esteso insieme di territori e popoli, a volte anche molto diversi e lontani, sottoposti ad un’unica autorità, generalmente impersonificata dalla figura dell’imperatore (ma non necessariamente).

Se da una parte nel XIX secolo il regno d’italia vide la sua massima estensione territoriale, fino a diventare un impero, dall’altra, in quello stesso secolo, vide anche il suo declino, un declino che è legato soprattutto ad una serie di scelte politiche sbagliate e azioni sconsiderate che portarono il regno di Italia nella prima e soprattutto nella seconda guerra mondiale, una guerra dalla quale il regno sarebbe uscito sconfitto e distrutto, ma dalle cui ceneri non va dimenticato, sarebbe nata la Repubblica italiana.

E proprio la fine della seconda guerra mondiale e la nascita della repubblica Italiana rappresentano la chiave di lettura di questo mio personalissimo intervento.

Quando nel 1946 gli italiani furono chiamati a votare in un referendum per scegliere tra monarchia e repubblica, una vasta schiera di elettori (circa il 46%) confermò la propria fiducia alla monarchia e a casa Savoia votando in favore della Monarchia, tuttavia questo non fu sufficiente in quanto più del 53% degli italiani sfiduciò la monarchia scegliendo la Repubblica.

 

Come sappiamo la vittoria repubblicana non fu un trionfo, fu più una vittoria di fortuna e la differenza di appena 2 milioni voti tra Repubblica e Monarchia fu estremamente lieve,  e fu proprio la massiccia presenza dei Monarchici italiani, soprattutto nell’Italia meridionale, che spinse la nascente Repubblica Italiana a bandire ed esiliare i Savoia dal territorio italiano.
I padri costituenti sapevano che la presenza in italia dei Savoia avrebbe avuto un peso politico enorme, un peso che non poteva essere ignorato e che avrebbe permesso loro di influenzare le decisioni politiche, estremamente delicate, che avrebbero accompagnato i primi anni del dopoguerra. Per queste ed innumerevoli altre ragioni, si decise allora di allontanare i Savoia.

Allontanare i Savoia all’epoca sembrò una scelta necessaria per poter affrontare l’impegnativa sfida di creare e costituire uno stato repubblicano e allo stesso tempo per poter prendere le distanze dai numerosi crimini commessi dall’Italia Fascista e nel nome del Re, nel corso del ventennio appena trascorso.
Senza girarci troppo intorno, a distanza di oltre settant’anni possiamo dire che i Savoia e la dittatura furono usati come capro espiatorio per provare a ripulire le coscienze, coscienze che si erano compromesse con una politica dalla quale bisognava prendere le distanze, almeno  finché i loro cuori non sarebbero stati abbastanza maturi per poter affrontare il proprio passato e riconoscere le proprie responsabilità. Nel passato dell’italia e degli italiani c’è stato un ventennio particolarmente oscuro e doloroso, un ventennio con nel bene e nel male (soprattutto nel male) ha rappresentato un capitolo importantissimo della storia italiana.

Oggi Vittorio Emanuele III è noto come il re che ha appoggiato il fascismo, il sovrano d’italia che permise a Mussolini di conquistare il potere, il re che ha affidato il paese nelle mani di un dittatore particolarmente violento, ed è vero, è assolutamente vero e nessuno può negarlo, nessuno può negare il fatto che Vittorio Emanuele III si piegò alle pressioni di Mussolini e che lo nominò primo ministro, nessuno può negare il fatto che Vittorio Emanuele III avesse il potere di sollevare Mussolini dalla guida del paese e che, se bene avesse questo potere, non lo fece ma “restò impassibile a guardare il proprio paese che sprofondava”, ma è anche vero che Vittorio Emanuele III non è diventato re nel 1926, anzi, il suo regno è stato molto probabilmente uno dei più lunghi (nella breve storia del Regno d’Italia), fu incoronato re nell’estate del 1900 e regnò senza governare per più di 45 anni, ovvero fino al 1946 anno in cui abdicò in favore di suo figlio Umberto II, che a differenza del padre ebbe il regno più breve della storia italiana (circa un mese).

Durante il regno di Vittorio Emanuele si sono susseguiti numerosi governi che hanno letteralmente guidato il paese attraverso un passaggio epocale.
Il suo regno è iniziato negli anni conclusivi di una durissima crisi agraria ed economica per la quale il mondo, non solo l’Italia, non era preparato. In quasi mezzo secolo di regno, Vittorio Emanuele III ha assistito alla prima crisi agraria tipo moderno e dovette affrontare due delle più dure crisi economiche del secolo, ha assistito all’ascesa e il declino dello Stato liberale e successivamente all’ascesa e al declino del Fascismo crollato sotto i colpi della Resistenza antifascista. Ha visto la trasformazione dell’Italia, una nazione politicamente molto giovane, in una nazione di primo piano a livello internazionale, i cui modelli politici, per quanto estremi e pericolosi, furono esportati in gran parte dell’europa e visti con ammirazione quasi ovunque nel mondo “occidentale” almeno fino agli anni trenta e dovette affrontare non una, ma ben due guerre mondiali, inoltre vide l’introduzione del suffragio universale prima maschile e poi femminile.

Vittorio Emanuele III non era un santo e non era certamente un demone, un moderno Dante Alighieri probabilmente collocherebbe Vittorio Emanuele III nell’antiinferno insieme agli Ignavi e di fatto possiamo considerare Vittorio Emanuele III un re Ignavo, che non si è prodigato per il bene o per il male e che non ha mai osato, un re che ha limitato la propria autorità adeguandosi alla volontà dei più forti, prima i Liberali, poi i Fascisti e in fine agli Alleati.

I Savoia avrebbero pagato questa inadeguatezza dovendo accettare un profondo sacrificio, dovendo rinunciare alla monarchia, ma allo stesso tempo, proprio questo sacrificio avrebbe dato ad un paese letteralmente distrutto, la forza di ricominciare. L’Italia ha potuto affrontare il secondo dopoguerra con lo spirito di una nazione nuova, una nazione che si era lasciata alle spalle un enorme fardello, una nazione che era disposta a dimenticare e perdonare le responsabilità e le colpe di molti, alcuni dei quali forse con più responsabilità dello stesso re. Per molti ex fascisti l’italia del dopoguerra decise di chiudere un occhio e di perdonare per poter ricominciare, per poter dare inizio ad un nuovo capitolo della propria storia sotto l’emblema della repubblica.

Non sono un Fan di casa Savoia ne della monarchia, personalmente credo profondamente nella democrazia e nelle istituzioni repubblicane ma sono profondamente convinto che se oltre settant’anni fa l’Italia poté affrontare il cammino della ricostruzione e della rinascita, fu anche perché il re Vittorio Emanuele III si fece carico delle colpe e responsabilità di un intera nazione. Di certo questo non basta per cancellare quello che è stato e di certo non ridarà la vita ai milioni di uomini, donne e bambini, che persero la vita durante le guerre in Libia ed Etiopia, ne alle vittime del fascismo e della seconda guerra mondiale, ma, per quanto mi riguarda, credo sia sufficiente a garantire all’ex re d’italia, un posto d’onore nella nostra storia perché, per quanto Vittorio Emanuele III non sia stato un re molto presente nella vita politica del paese, ci ha lasciato un grande insegnamento. Non si può restare a guardare mentre un paese cade lentamente nelle mani di un movimento politico estremista, xenofobo e violento. Vittorio Emanuele III ha pagato con l’esilio e la vita di milioni di Italiani questa indifferenza.

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Autore dell'articolo: Antonio Coppola

Antonio Coppola
Articolista Freelance, laureato in storia contemporanea specializzando in geopolitica e relazioni internazionali. Appassionato di musica, tecnologia e interessato ad un po tutto quello che accade nel mondo.